Essere pronti

Rispolverando ricordi

Man mano che si cresce, qualcuno preferirà sentirsi dire man mano che si invecchia – ciascuno scelga il suo – si rispolverano ricordi.

I più audaci attingono a fonti reali affinché i ricordi si avvicinino più possibile alla realtà. Foto, registrazioni; i racconti di chi c’era già annebbiano la realtà, ma chi può dirlo. C’è ad esempio quel famoso gioco della lettera che si scrive a vent’anni, destinata a se stessi vent’anni dopo. Mi sarebbe piaciuto tanto farlo! Ma questo gioco all’epoca nessuno te lo consigliava.
Dicevo, man mano che passa il tempo i ricordi e il tempo trascorso si addensano.

In questi giorni primaverili e di festa in cui si trascorre molto tempo in casa, i ricordi che più mi girano intorno sono proprio ricordi di vita domestica. Uno è questo (chissà se in molti ci si riconosceranno): quello delle madri di un tempo che se poi viene qualcuno.

Metti che viene qualcuno

Quelle madri occupate a tenere il salone pulito per quando poi viene qualcuno; impegnate a tenere qualcosa da mangiare che resti integro (una confezione di pastarelle per esempio, una bottiglia) che se poi viene qualcuno?; un capo di biancheria mai usato, che se poi succede qualcosa? Madri pronte anche ad andare in ospedale. Madri (e padri) pronti.

Io me lo ricordo, non so tu, quanto mi irritasse questa frase. Non sopportavo l’importanza che si dava all’esteriorità, alla forma, alla figura che ci facciamo se viene qualcuno e non ci trova pronti. Che figura ci facciamo se viene qualcuno e non ti sei sistemata il letto?

 

La saggezza dell’essere pronti

Poi i ricordi tornano e ci raccontano storie fondamentali, ci insegnano la vita.

L’ossessione del farsi trovare pronti, sistemati, apposto, prende la forma della saggezza. Chissà  forse ignota anche a quelle madri, ma pur sempre saggezza era, che niente ha a che vedere con l’esteriorità del mondo che abbiamo appena fermato, in questo stop collettivo, niente ha a che vedere con la nuova epidemia di narcisismo e di forma inconsistente con cui talvolta ci troviamo a fare i conti oggi.

Quelle madri lì, molte di loro, esprimevano e manifestavano l’importanza che davano a una forma che dava sostanza alla dignità verso se stessi, al rispetto verso colui o colei che si sarebbero potuti trovare a che fare con noi. Bisogna esser pronti, nel rispetto verso se stessi e verso quel qualcuno che arriva.

E quel qualcuno o qualcuna è anche la morte. C’è pure lei sul fondo di questa saggezza. Lei più di chiunque altro ci deve trovare pronti. Niente di macabro, niente di angosciante. Niente di più vero di una verità che un tempo era vita essa stessa.
Farsi trovare pronti vuol dire non dimenticare che si muore, vuol dire apparare i conti.

Se la morte ci trova impreparati vuol dire che noi avremmo avuto ancora qualcosa da vivere e non lo abbiamo fatto, vissuto. E quindi ci dobbiamo dare una mossa. O per lo meno, esser pronti anche se non tutto è compiuto.

Io non sono nata pronta

Essere pronti mi fa venire in mente quella batuta di un film degli anni ’80 in cui Wang Chi chiede a Jack Burton <<Sei pronto?>> e Burton risponde <<Io sono nato pronto.>>.  Che ridere. Ho sempre pensato di non essere stata mai pronta io, per niente.

Certo oggi sono pronta per rivedere tutta quella saggezza che la gente semplice mi insegnava e mi insegna. Sono un poco più pronta di prima, non ancora per morire, ma per vivere.

go!

2020-04-12T22:59:01+02:00